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Odontoiatria - storia di una professione

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Il mondo primitivo: l'odontoiatria pre-colombiana. La civiltà dei Maya ( apogeo 300-900 d.C. ) stanziata nella penisola dello Yucatan, eccelse nella lavorazione di pietre e metalli, ma non impiegò questa abilità per sviluppare tecniche odontoiatriche volte a migliorare le condizioni della dentatura. Gli interventi praticati sui denti avevano scopi esclusivamente rituali; nelle cerimonie religiose l'ornamento ha un valore culturale, sicché i Maya usavano annerirsi i denti, limarli e decorare gli incisivi superiori e inferiori con intarsi di giada e turchese. Le cavità avrebbero ospitato le pietre preziose e semipreziose ( oltre a giada e turchese anche piriti ferrose, ematite, detta "pietra di sangue", quarzo serpentino e cinabro ovvero il materiale dal quale si trae il mercurio, poi impiegato nella terapia della sifilide ) erano ricavate nei denti di soggetti vivi con una sorta di trapano, col quale si praticavano fori attraverso lo smalto e la dentina. Per aumentare l’aderenza, lo spazio fra inserto e cavità veniva sigillato con sostanze adesive minerali ( fosfato di calcio e forse silicone ).

Inoltre, è certo che i Maya effettuavano l’impianto di materiale allo plastico, come testimonia il frammento di mandibola, ritrovato nel 1931 dai coniugi Popenoe in Honduras, caratterizzato dall’impianto di tre pezzetti di conchiglia in luogo degli incisivi inferiori. Datatabile intorno al 600 D.C, il frammento rappresenta il primo esempio di impianto allo plastico endo-osseo eseguito con successo su vivente. Le indagini radiografiche condotte da Amedeo Bobbio, autorità mondiale dell’implantologia, hanno mostrato la formazione di un osso compatto attorno a due degli impianti, con tessuto simile a quello che circonda un impianto attuale, prova che l’innesto fu effettuato sull’individuo vivo.

La Mesopotamia

Tra il 3500 e il 300 a.C nella “ terra fra i due fiumi “ Tigri e Eufrate sorse la civiltà dei Sumeri, che ci ha lasciato tavolette di creta con scritte cuneiformi, ritrovate nella biblioteca del re Ashurbanipal. Da questi scritti derivano le nostre conoscenze sull’arte odontoiatrica del tempo. Di medicina tratta dal Codice di Hammurabi, inciso su una stele di diorite nera conservata al Museo del Louvre di Parigi. Le leggi n° 200 e 201 recitano: “ se qualcuno rompe un dente a un suo pari, subirà la stessa sorte; se qualcuno rompe un dente a un inferiore, gli sarà imposta una multa di un terzo di mina d’argento”. Dunque, si riconosce ai denti un certo valore. Lo stato dei denti indicava ai medici mesopotamici l’origine e il decorso di una malattia. La convinzione, protrattasi fino al Settecento, che la carie originasse da un verme è documentata per la prima volta a Babilonia; su una tavoletta di creta rinvenuta nella biblioteca reale è scritto: “il verme, piangendo, andò da Shamash ( il Sole ) , le sue lacrime scorrevano … cosa mi darai da mangiare e da bere ? ti darò il fico maturo e l’albicocca… sollevami e fammi abitare tra i denti e le gengive! Succhierò il sangue dai denti e rosicchierò le gengive”.

Tratto dalle dispense dell'insegnamento di Storia della Medicina, Prof.ssa Luciana Rita Angeletti

 

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